Una poesia che contiene in sé una capacità di meraviglia ancora autentica, come se davvero il pensiero fosse "pittura materica sulla tela corporea mai conosciuta", o, all'inverso, si potesse ancora appagare quella "sete di conoscenza che il corpo nasconde agli occhi della mente". Un nuovo esempio di poesia fresca, con un già conseguito spessore di immediatezza e nitore, e, come già è accaduto con altre voci apparse su DEDALUS, prospettive di crescita e fermento, sempre nell'ambito dell'emozione del dire e della volontà di dirsi, raccontarsi, sospesa nella dimensione onirico-reale dell'essere "papavero nella neve" avvolta "in un oceano di parole". I.M.
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Senza saperlo
Tu hai trovato le chiavi
che io ho sempre cercato,
quelle di me stessa
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Chiudo gli occhi e
il desiderio si anima,
come se le mie mani
ti avessero fra le dita,
sotto le carezze che profondo
senza cedimenti
Dentro, anima e corpo,
mi si apre il vuoto,
una sensazione che materializza
e risucchia il senso
Il pensiero diventa
pittura materica sulla
tela corporea mai conosciuta
che mi porto dietro,
ancora intatta
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Quando non sai
e non puoi immaginare,
lo stupore ti assale
e si lascia vivere,
bello,
come la serenità
che regna
dopo l’essere stati
semplicemente accanto,
nudi
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Come d’incanto
nelle lunghe sere
di giugno,
al frinire dei grilli si
alternano i bagliori delle lucciole
fra l’erba nuova e il grano,
così
il tuo pensiero che
chiamo e cerco
continua a sfiorarmi
in nuovi e sconosciuti modi,
dissetando appena la sete di
conoscenza
che il corpo nasconde
agli occhi della mente
Ti rimembro
costantemente
piccoli gesti e
momenti ormai donati al
nostro passato per
quella che sarà
la nuova rimembranza
che già ci accoglie
invisibile
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Sta albeggiando
lentamente
Ogni albero
ospita un nido
costruito dalla pazienza
dell’Amore
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Piena
sei come Opale
velato dall’incenso delle nubi che
stanno fumando e
vegli il mio passo
mentre vivo
Con gli occhi ti chiamo
e ti parlo
Sono un papavero nella neve
E Tu
mi avvolgi col tuo oceano di parole
